In Svizzera non esiste un unico “primo” caso ufficiale, ma la storia del crimine elvetico presenta alcuni episodi fondamentali che hanno segnato la nascita della cronaca nera e della narrativa true crime nel Paese. 

Lo strangolatore di Zurigo (1853):

Nel 1853, la città di Zurigo fu scossa da una serie di omicidi che generarono paura e incredulità tra la popolazione. Due donne furono trovate strangolate a breve distanza di tempo, in circostanze che lasciavano pochi dubbi sulla natura violenta dei delitti. L’assenza di un movente evidente, come il furto, rese il caso ancora più inquietante in una città che stava vivendo una rapida trasformazione urbana e non era abituata a crimini di tale brutalità. Il responsabile fu identificato in Jakob Bosshard, passato alla storia come lo “strangolatore di Zurigo”.

Il caso ebbe una forte risonanza mediatica per l’epoca: i giornali seguirono ogni sviluppo, contribuendo a creare uno dei primi esempi di cronaca nera urbana moderna. La sua cattura e condanna attirarono grande attenzione pubblica, e l’esecuzione segnò uno degli ultimi grandi eventi di giustizia pubblica prima del progressivo abbandono di queste pratiche. Il caso è oggi ricordato come una pietra miliare nella storia investigativa e mediatica svizzera.

Marie Jeanneret (1868):

Nel 1868, il caso di Marie Jeanneret sconvolse la Svizzera per la sua natura subdola e per il numero di morti sospette ad esso collegate. Jeanneret, infermiera inserita in ambienti rispettabili, fu associata a una serie di decessi improvvisi tra persone con cui aveva rapporti diretti, tra cui pazienti e conoscenti e anche bambini. Inizialmente attribuite a cause naturali, queste morti iniziarono a destare sospetti quando emersero inquietanti somiglianze nelle circostanze. Le indagini portarono alla luce l’uso del veleno, una modalità difficile da individuare con i mezzi dell’epoca, ma coerente con il ruolo che la donna ricopriva e con il suo accesso diretto alle vittime.

Il caso attirò grande attenzione mediatica, anche per il contrasto tra la figura dell’infermiera — associata alla cura — e la freddezza dei crimini. Marie Jeanneret fu arrestata e condannata, e la sua vicenda divenne uno dei primi esempi di “avvelenatrice” nella cronaca nera europea, contribuendo a costruire un immaginario che ancora oggi è centrale nel racconto del true crime.

Il caso Zylla (1971):

Nel 1971, il caso Zylla attirò grande attenzione in Svizzera per la sua complessità e per le numerose incertezze che lo caratterizzarono. La vittima fu trovata in circostanze sospette, ma fin dalle prime fasi risultò difficile stabilire con chiarezza la dinamica dell’accaduto. Le indagini si concentrarono su una cerchia ristretta di persone, ma le testimonianze risultavano spesso contraddittorie e le prove non permettevano di ricostruire un quadro univoco.

Il caso si trasformò rapidamente in un evento mediatico, alimentato proprio dall’assenza di risposte definitive. I giornali seguirono ogni sviluppo, proponendo ipotesi e interpretazioni diverse, mentre l’opinione pubblica rimaneva divisa. Anche il processo lasciò spazio a dubbi e controversie, contribuendo a rendere il caso Zylla uno degli esempi più emblematici di cronaca nera costruita sull’ambiguità, un elemento che oggi è centrale nel true crime contemporaneo.

Il delitto della grotta di cristallo (1982):

Nel 1982, un caso di omicidio sconvolse la Svizzera per la sua violenza e per il luogo insolito in cui avvenne. Il corpo della vittima fu ritrovato all’interno di una grotta isolata, un ambiente naturale suggestivo che contribuì a rendere il delitto ancora più inquietante. Le circostanze indicarono fin da subito un omicidio intenzionale, e gli investigatori si concentrarono sulle relazioni personali della vittima per ricostruire gli ultimi momenti di vita. L’assenza iniziale di prove chiare rese l’indagine complessa, mentre la particolarità del luogo attirò rapidamente l’attenzione dei media.

Il caso ebbe una forte risonanza mediatica, anche per il contrasto tra la bellezza della grotta e la brutalità del crimine. I giornali enfatizzarono l’aspetto quasi “simbolico” della scena, trasformando il luogo in un elemento centrale della narrazione. Il processo portò alla condanna del responsabile, ma il caso rimase impresso soprattutto per il modo in cui venne raccontato: uno dei primi esempi in cui l’ambientazione stessa contribuì a costruire un vero e proprio racconto di cronaca nera.

Werner Ferrari (anni ’80):

Negli anni ’80, la Svizzera fu scossa da una serie di crimini particolarmente gravi legati al nome di Werner Ferrari. I delitti, che colpirono vittime vulnerabili, generarono un’ondata di paura e indignazione in tutto il paese. La ripetizione degli attacchi fece rapidamente ipotizzare la presenza di un unico responsabile, mentre le indagini si intensificavano sotto la pressione crescente dell’opinione pubblica.

Il caso ebbe una forte copertura mediatica, con i giornali che seguirono ogni sviluppo e contribuirono a diffondere un senso di allarme a livello nazionale. L’arresto e il processo rivelarono dettagli profondamente inquietanti sulla personalità dell’imputato, rafforzando l’impatto emotivo del caso. È oggi considerato uno dei momenti chiave nella cronaca nera svizzera moderna, anche per il modo in cui l’attenzione si spostò non solo sui fatti, ma anche sulla psicologia del colpevole e sulla protezione delle vittime.

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