Ripercorrendo la storia si può affermare che non esiste un vero e proprio primo caso di ciò che chiamiamo “true crime” poiché la narrazione è cambiata nel tempo attraverso diversi formati. Abbiamo però alcuni pionieri fondamentali:

I precursori letterari (XVII – XIX secolo)

  • The Triumphe of God’s Revenge (1635): Libro scritto da John Reynolds, si potrebbe considerare il primo libro true crime. Si trattava di una raccolta di atrocità reali, redatto per dimostrare che il crimine non sfugge alla punizione divina.
  • I pamphlet sui crimini (XVIII – XIX secolo): Prima dei libri moderni, c’erano i libelli informativi economici (pamphlet) che descrivevano processi ed esecuzioni famose.
  • Thomas De Quincey (1827): Con il saggio L’assassinio come una delle belle arti, De Quincey introdusse un approccio estetico e filosofico alla cronaca nera, concentrandosi sulla percezione sociale del crimine.

I primi casi mediatici moderni

Jack lo Squartatore (1888):

Nel 1888, nel quartiere di Whitechapel a Londra, una serie di brutali omicidi di prostitute terrorizzò la popolazione. Le vittime venivano mutilate in modo violento e preciso, suggerendo una certa conoscenza anatomica. L’assassino, mai identificato, divenne noto come Jack lo Squartatore. La polizia ricevette numerose lettere firmate dal presunto killer, tra cui la famosa “Dear Boss”, ma la loro autenticità è ancora dibattuta. Nonostante le indagini, il caso rimase irrisolto.

Questo caso è spesso considerato il primo vero fenomeno mediatico globale legato al crimine. I giornali alimentarono il panico con titoli sensazionalistici, dettagli macabri e speculazioni sull’identità dell’assassino. La figura di Jack lo Squartatore divenne quasi un personaggio, contribuendo alla nascita del mito del serial killer nella cultura popolare. Il pubblico seguiva ossessivamente ogni sviluppo, segnando uno dei primi esempi di “crime storytelling” moderno.

Lizzie Borden (1892): 

Nel 1892 il padre di Lizzie e la seconda moglie furono trovati brutalmente uccisi con un’ascia nella loro casa. Lizzie disse di aver scoperto il corpo del padre sul divano. Al piano di sopra fu trovato anche quello della moglie. Non furono trovati segni di effrazione, l’assassino era probabilmente qualcuno che frequentava la casa. Lizzie fu la principale sospettata in quanto presente in casa al momento degli omicidi e le sue testimonianze furono contraddittorie. Si ipotizzarono tensioni familiari e questioni di eredità. Nel 1893 Lizzie Borden fu assolta per mancanza di prove.

Spesso citato come il “primo vero caso di true crime” in senso moderno per via della copertura mediatica senza precedenti. La brutalità del crimine e l’arma del delitto scioccarono l’opinione pubblica. Nel 1892 il principale mezzo di informazione erano i quotidiani, che prediligevano una narrazione quasi “da romanzo” per attirare lettori, con titoli drammatici ed esagerati, dettagli macabri sugli omicidi e ricostruzioni speculative dei fatti. Il processo attirò l’attenzione nazionale: giornalisti da tutti gli Stati Uniti si recarono sul posto, le testimonianze venivano riportate quasi in tempo reale (nel limite del possibile per l’epoca) e il pubblico seguiva gli sviluppi giorno per giorno. È stato uno dei primi esempi di “processo mediatico”.

Belle Gunness (1900–1908):

All’inizio del Novecento, Belle Gunness, una donna residente in Indiana, attirava uomini tramite annunci matrimoniali. Molti di loro sparivano dopo averla raggiunta. Nel 1908, un incendio distrusse la sua fattoria e tra le macerie furono scoperti numerosi resti umani. Il corpo attribuito a Belle risultò irriconoscibile, e si ipotizzò che potesse aver inscenato la propria morte per fuggire.

Il caso colpì profondamente l’opinione pubblica per la figura insolita di una serial killer donna. I giornali enfatizzarono il mistero, i dettagli macabri e l’ipotesi della fuga, contribuendo a creare una narrazione quasi leggendaria. La storia fu raccontata con toni sensazionalistici, alimentando il fascino per i criminali “insospettabili” e per le identità ambigue.

Dr. Crippen (1910):

Nel 1910, Hawley Harvey Crippen fu accusato dell’omicidio della moglie, i cui resti furono ritrovati nella loro casa a Londra. Dopo la scoperta, Crippen fuggì con la sua amante, travestita da ragazzo, imbarcandosi per il Canada. Tuttavia, il capitano della nave riconobbe la coppia e informò le autorità tramite telegrafo wireless. Crippen fu arrestato durante la traversata e successivamente processato e condannato a morte.

Il caso ebbe enorme risonanza mediatica, soprattutto per l’uso innovativo della tecnologia: fu il primo arresto reso possibile dalla comunicazione wireless. La fuga, il travestimento e l’inseguimento in mare catturarono l’immaginazione del pubblico. I giornali seguirono ogni fase della vicenda, trasformandola in una sorta di racconto d’avventura criminale. Il processo fu seguito a livello internazionale, consolidando il legame tra tecnologia e diffusione del crimine nei media.

Sacco e Vanzetti (1920–1927):

Nel 1920, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono accusati di una rapina con omicidio in Massachusetts. I due, anarchici italiani immigrati negli Stati Uniti, sostennero sempre la propria innocenza. Il processo fu segnato da forti tensioni politiche e da pregiudizi nei confronti degli imputati. Nonostante i dubbi sulle prove, furono condannati a morte nel 1927.

Il caso divenne un fenomeno mediatico internazionale. I giornali si divisero tra colpevolisti e innocentisti, mentre proteste e manifestazioni si diffusero in tutto il mondo. La vicenda evidenziò il ruolo dei media nel plasmare l’opinione pubblica su temi di giustizia, politica e immigrazione. È uno dei primi esempi di processo trasformato in battaglia ideologica globale.

Leopold e Loeb (1924):

Nel 1924, a Chicago, due giovani studenti benestanti, Nathan Leopold e Richard Loeb, rapirono e uccisero un ragazzo nel tentativo di commettere il “delitto perfetto”. I due si consideravano intellettualmente superiori e volevano dimostrare di poter sfuggire alla legge. Furono però rapidamente arrestati grazie a errori nelle prove.

Il caso attirò un’enorme attenzione mediatica per il profilo degli assassini: giovani, ricchi e istruiti. La difesa guidata da Clarence Darrow trasformò il processo in un dibattito sulla natura del male e sulla responsabilità morale. I giornali seguirono ogni dettaglio, enfatizzando l’aspetto psicologico e filosofico del crimine. Fu uno dei primi casi in cui il pubblico si interessò non solo al fatto, ma alla mente dei colpevoli.

Il caso Lindbergh (1932):

Nel 1932, il figlio neonato dell’aviatore Charles Lindbergh fu rapito dalla sua casa. Il bambino venne successivamente ritrovato morto. Le indagini portarono all’arresto di Bruno Hauptmann, che fu processato e condannato a morte. Il caso fu definito “il processo del secolo” e rappresenta uno dei primi esempi di copertura mediatica ossessiva. I giornalisti seguirono ogni fase delle indagini e del processo, spesso invadendo la sfera privata della famiglia. L’enorme attenzione pubblica influenzò il clima del processo e contribuì a trasformare il caso in un vero spettacolo mediatico. Segna il passaggio definitivo verso il crime come evento di massa.

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